Una passione per la vita

Sindrome da regressione caudale. Da qui parte la mia storia.

Quattro parole per la vita.

Una vita di sfide e di battaglie, ma anche di sogni e di passione.

Mi chiamo Brigida, vengo dal Salento, ho 24 anni e 13 anni fa ho “ritrovato” le mie gambe.

Ma come? Quando le avevi perse? Direte voi.

Riavvolgiamo un attimo.

Sono nata con un raro disturbo dello sviluppo. In poche parole: mi mancano tre anelli della colonna vertebrale. E da lì in poi il mio midollo spinale è interrotto. 

Cosa vuol dire? Che con le mie gambe posso farci poco e nulla. Anzi nulla… se non star seduta in carrozzina, naturalmente. 

E da quando ho memoria, la carrozzina è stata la mia compagna di viaggio.

Dove le ho ritrovate?

Ora che vi ho spiegato dove ho lasciato le gambe, vi dico dove e come le ho “ritrovate”.

Era il giorno di Carnevale del 2007. Fu lì che conobbi Marcello Ostuni. Non lo sapevo ancora ma da lì a poco sarebbe diventato non solo il mio istruttore ma anche un amico e quasi un padre per me.

Con lui iniziammo un percorso di riabilitazione equestre. Fu una scommessa per lui ma soprattutto per me. Questo tipo di terapia allora era ancora sconosciuta in Italia meridionale. A distanza di 13 anni direi che quella scommessa l’abbiamo vinta!

Non ho mai più lasciato i cavalli

Grazie a loro non solo ho ritrovato le mie gambe ma anche l’energia. Con Melinda, il primo cavallo che ho montato e che mi ha fatto innamorare dell’equitazione, ho imparato a non arrendermi mai di fronte alle difficoltà e a raggiungere quello che voglio. 

Il cavallo è diventato le mie gambe. Pian piano mi ha permesso di essere autonoma e di dimenticarmi, anche solo momentaneamente, della sedia a rotelle. 

La mia voce è diventata la sua voce e le sue gambe sono diventate le mie gambe.

I miei allenamenti settimanali mi hanno permesso di rafforzare il mio equilibrio psico-fisico, di distendere e di rafforzare le braccia e le gambe.

Ma potevo fermarmi qui? No! Ormai avevo accolto la sfida.

Mentre crescevo anagraficamente, il mio istruttore si accorgeva che anche le mie capacità come amazzone e la mia voglia di sfide crescevano.

Ed è così che abbiamo intrapreso il percorso più sfidante della mia vita: il paradressage.

E se la parola dressage vi dirà poco, la parola paradressage vi dirà ancor meno. 

Il dressage è una disciplina equestre in cui il cavaliere e il cavallo eseguono una serie di movimenti geometrici su un campo rettangolare.

Insomma per intenderci… è quella disciplina dove tutti sono vestiti elegantissimi, tra frac, cravatte, guanti immacolati e cilindro. 

Il paradressage non è altro che il dressage ma svolto da cavalieri… con una marcia in più.

Eh si, anche io ho dovuto mettermi in ghingheri nelle gare.

Da quel momento

non mi sono più fermata.

Ho iniziato a partecipare alle gare del mio territorio, poi ho partecipato al Campionato Regionale Puglia ed ora mi preparo a partecipare a gare anche a carattere nazionale.

Sono fiera dei progressi fatti! Il mio punteggio più alto è stato bello 70,25%. Giuro che non ci credevo neanch’io!

Solo pochissime persone in tutta Italia, e quasi nessun altro in Puglia e Basilicata, competono nella mia stessa disciplina.

Ora però ho un sogno!

Voglio prima partecipare ai Campionati Nazionali e, magari un giorno, alle Paralimpiadi!

Purtroppo, però questo è un sogno troppo grande per farcela da sola. Per questo ho bisogno del vostro aiuto!

Come vi dicevo, nessun altro cavaliere proveniente dal mio territorio partecipa alle mie gare. Ciò vuol dire che per ogni gara ci sono tanti soldi da dover sborsare, tra trasporti, vitto e alloggio, iscrizioni e quant’altro.

Se finora mio padre è riuscito a supportarmi in tutto e per tutto, per affrontare questa nuova sfida e arrivare a disputare i Campionati nazionali, ho bisogno di una vostra mano.

È per questo che vi chiedo una mano.

Datemi una mano a realizzare il mio piccolo grande sogno nel cassetto!

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